Corso di Psicoanalisi

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CORSO DI APPROFONDIMENTO PER GLI STUDENTI/ESSE DEL TRIENNIO

La psicoanalisi tra filosofia e scienza

RESPONSABILE DEL PROGETTO: Prof.ssa Marina Albanese

OBIETTIVI

Il corso si propone di presentare alcune tematiche psicoanalitiche nei loro risvolti filosofici nonché in relazione al dibattito sullo statuto epistemologico della psicoanalisi. Ci si propone di giungere, attraverso un percorso bibliografico e storico ad una chiarificazione filosofica dei concetti coinvolti ad una collocazione storica delle tematiche trattate

METODOLOGIA

La metodologia prevede lezioni frontali, attività seminariale con letture di brani tratti dalle opere di Freud e la realizzazione di un'antologia di passi freudiani scelti e commentati dagli studenti

 

INDICE

LA NASCITA DELLA PSICHIATRIA DINAMICA *

La scoperta dell’inconscio *

Le fonti del pensiero freudiano *

I due principi dell'accadere psichico *

FREUD E LE NEUROSCIENZE *

Correlazioni intraviste da Freud tra la psicoanalisi e le altre scienze: prospettive attuali *

Osservazioni su psicoanalisi e neuroscienze *

LETTURE E COMMENTI SULLA PSICOANALISI: i lavori delle studentesse che hanno seguito il corso *

La psicoanalisi e’ una scienza? *

La posizione di Freud a proposito della filosofia *

La posizione di Freud a proposito dell’umorismo e della letteratura *

BIBLIOGRAFIA *

LA NASCITA DELLA PSICHIATRIA DINAMICA

La scoperta dell’inconscio

Sintesi del capitolo relativo alle origini della psichiatria dinamica dall’opera di H. F.Ellenberger La scoperta dell'inconscio. Storia della psichiatria dinamica, Boringhieri, Torino 1976

L'intento dell'opera di Ellenberger, La scoperta dell'inconscio, è di trattare la storia di quella che l'Autore definisce "psichiatria dinamica", dalle sue origini fino al suo concretarsi ultimo nei grandi sistemi del primo Novecento.

Benché Ellenberger nel definire la psichiatria dinamica faccia ricorso, in modo forse eccessivo, a schematismi e a semplificazioni, ci sembra che la sua descrizione dell'atmosfera culturale del tempo conservi un indubbio valore storico.

La prima psichiatria dinamica non presenta uno sviluppo uniforme: i suoi canoni principali vengono enunciati da. Mesmer e Puysègur, ma interpretati e applicati da moltissimi seguaci in Europa e nel Nord America.

Durante tutto il 1800, l'opinione pubblica manifesta nei confronti di questa dottrina sentimenti alternati di entusiasmo e di rifiuto.

Nel 1880, con l'interesse di figure del mondo accademico, quali Charcot e Bernheim, anche l'attenzione del vasto pubblico diventa più stabile e costante e cominciano a svilupparsi i nuovi sistemi.

I caratteri principali della nuova psichiatria dinamica sono, ad esempio, la tecnica dell'ipnotismo per raggiungere le parti nascoste della personalità (altri modi complementari sono: capacità medianiche, scrittura automatica, ecc.). Vi è uno spiccato interesse per le manifestazioni quali il sonnambulismo, la catalessi, le personalità alternanti e multiple e, verso la fine del secolo, per l'isteria. Viene proposto un nuovo modello della mente che include due versanti: conscio e inconscio. Quest'ultimo risulta poter essere strutturato in più personalità.

Si passa dal concetto di flusso a quello di energia psichica, e si sviluppa la concezione dell'attività autonoma dei frammenti scissi della personalità e della funzione mitopoietica dell'inconscio. Le varie tecniche di ipnotismo concentrano l'attenzione sul rapporto psicoterapeuta-paziente (Ellenberger, 1970, pp.128 sgg.).

Molto interessanti sono le pagine in cui Ellenberger elenca quelle che, a suo giudizio, sono le fonti principali della prima psichiatria dinamica. La prima è il magnetismo, di cui nel cap.2 dell'opera, viene tracciata la storia.

La seconda è il concetto di imaginatio o fantasia alla quale, fin dal Rinascimento, viene riconosciuto un ruolo importante nella mente umana. L'ambito di fenomeni che le sono ascritti è quello della suggestione e autosuggestione (sono citati Montaigne e Muratori).

La terza fonte, forse quella più importante, è l'ipnotismo. Tale pratica, definita anche sonnambulismo artificiale, sonno magnetico o crisi perfetta è, nel periodo che va dal 1784 al 1880, lo strumento più importante per giungere all'inconscio.

Ellenberger, (1970, pp.130-132) si richiama a Janet. Questi, in Les medications psichologiques, sottolinea la stretta affinità intercorrente tra il sonnambulismo spontaneo e l'ipnosi. Ellenberger riporta anche come solo Janet chiarisca appieno la misura in cui "gli aspetti della condizione ipnotica sono plasmati dall'ipnotista e devono prima venire appresi dal soggetto". Si nota infatti da più parti che l'ipnosi presenta varie forme a seconda dell'ipnotizzatore e delle sue convinzioni.

Ellenberger mette inoltre in rilievo che teorie sulla natura sessuale dell'isteria erano diffuse anche prima di Charcot e che venivano fatti sforzi per collegare teoricamente l'isteria col sonnambulismo e lo sdoppiamento della personalità (Ellenberger, 1970, pp.168 sgg.).

Per l'Autore i modelli della psiche umana presenti nei primi studiosi sono essenzialmente due: il dipsichismo e il polipsichismo. I1 primo postula la scissione della personalità umana in due entità distinte, il secondo riconosce che in realtà le scissioni possono essere multiple e dare luogo a più di due personalità. I1 dipsichismo e il polipsichismo possono essere chiusi o aperti, a seconda che le varie personalità abbiano accesso o meno a forme collettive di inconscio.

Ellenberger osserva che Janet e Freud elaborano dapprima un modello dipsichistico chiuso. Freud passa poi a una forma di polipsichismo (Io, Es e SuperIo). Invece il polipsichismo di Jung è molto più complicato ed è del tipo aperto.

I1 declino dell'ipnotismo è causato da accurati esperimenti che mostrano l'inaffidabilità di una tecnica che produce nell'ipnotizzato ciò che l'ipnotizzatore si aspetta di produrre. In seguito alla delusione per le manchevolezze dell'ipnotismo si manifesta un'ondata di rifiuto nei suoi confronti e verso la teoria dell'isteria che spesso vi è collegata.

Ellenberger dice "il rifiuto della prima psicologia dinamica fu un fenomeno improvviso e irrazionale, e in ciò fu pari alla 'moda' che nel 1880 l'aveva portata a essere famosa" (Ellenberger, 1970, p.204). Questa manifestazione di rifiuto si produce malgrado il fatto che alcuni seguaci della psichiatria dinamica facciano, in quel periodo, scoperte interessanti. Infatti Janet nel 1886 e Breuer e Freud nel 1893 e 1895 ottengono i loro primi risultati con i metodi della catarsi ipnotica.

"La prima psichiatria dinamica costituì un corpus ben organizzato di conoscenze", malgrado alcune fluttuazioni "ebbe un'unità organica superiore a quella che si è comunemente disposti ad attribuirle" (Ellenberger, 1970, p.205). Per l'Autore essa non scompare nel 1900 cedendo il posto a sistemi del tutto diversi, ma trapassa gradualmente in essi.

In L'autoanalisi di Freud (Anzieu, 1975, p.16) si dice che Ellenberger mostra come, nel XIX secolo, "fossero nell'aria" molte idee che Freud ripropone in una teoria coerente.

"Questa prospettiva porta Ellenberger a minimizzare, talora persino a misconoscere, la peculiarità della scoperta freudiana". Anzieu apprezza i suoi minuziosi studi su Janet, Freud e i dissidenti, ma non condivide il concetto di malattia creativa che Ellenberger trae dalla tradizione sciamanica e applica a Freud e a Jung per spiegare l'intenso periodo di lavoro mentale che in entrambi precede la formulazione dei rispettivi sistemi. Per Anzieu questa visione è riduttiva rispetto alla effettiva complessità della elaborazione freudiana.

Essa tende infatti a presentare la novità della psicoanalisi non come qualcosa di oggettivo che si impone per il suo valore conoscitivo ma come un evento spirituale privato del suo scopritore.

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Le fonti del pensiero freudiano

A parte gli influssi di tipo romantico, che sono recepiti più o meno da tutte le correnti psicologiche del tempo, ciò che costituisce l'originalità e la diversità del pensiero freudiano sono le sue radici neurofisiologiche e il modo in cui vengono incorporate in un nuovo sistema.

Considerando la genesi di tale sistema ci si accorge però con stupore che Freud ha spesso misconosciuto la portata e la profondità di tali influssi.

In Il giovane Freud (Funari, 1975, pp.16-17) si osserva che Freud ostenta il silenzio "quasi come strumento di mascheramento, su una serie di fonti concettuali e interpretative" "originalità e tradizione spesso non trovano nel diretto interessato (...) un equanime riconoscimento".

Secondo Pribram e Gill in Freud neurologo (1976, p.197), Freud ha talvolta volutamente disconosciuto i fondamenti neurologici della sua teoria ma non ha mai dubitato che prima o poi sarebbe stato possibile ricollocarla sulle sue fondamenta organiche.

Da (Funari, 1975) apprendiamo che Freud subisce fortemente l'influsso della scuola di Vienna. L'impostazione generale che ne trae è la necessità di mantenere, rispetto ad ogni oggetto di studio, le proprie posizioni razionalistiche, in vista di un'auspicabile e fondamentale unità del sapere.

Il suo maestro Brücke fa parte, prima di insegnare a Vienna, di quella società fisicalista di Berlino, i cui membri sono Helmoltz, Du Bois Reymond, Ludwig, tutti allievi di Johannes Müller. Tale gruppo, intorno agli anni Quaranta, si impegna nel programma di espellere i tentativi di spiegazione a carattere vitalistico dalla scienza.

Tuttavia, negli anni successivi, Du Bois Reymond manifesta dei dubbi sul fisicalismo: egli individua un ostacolo che definisce trascendente nello studio dei fenomeni psichici, cioè il passaggio da indagini di carattere quantitativo ad altre di carattere qualitativo.

A differenza di Du Bois Reymond, nessuno dei personaggi più vicini a Freud (Brücke, Exner, Meynert, von Fleischl-Marxow) nutre tali incertezze. Freud è l'unico nell'ambito della Società di Vienna che, sia pure dalla sua angolazione neurologica, si inserisce nel "generale discorso di revisione che si andava sviluppando negli indirizzi scientifici", tale revisione è dovuta alla crisi del "meccanicismo fisico e dell'energetismo" (Funari, 1975, p.19). Intorno al 1870, l'evolversi della termodinamica e dell'elettromagnetismo e le aporie della meccanica newtoniana mettono in crisi la concezione del mondo meccanicistica e deterministica, tipo Laplace.

Per Brücke è necessario applicare alla neurofisiologia i principi della fisica ma è anche presente in lui un orientamento biologico e evoluzionistico. Esclude però ogni rimando al finalismo, a essenze o forze vitali.

Si può quindi ricapitolare quanto esposto finora dicendo che molte delle soluzioni di tipo fisiologico di Brücke, Meynert e Exner vengono assorbite nella metapsicologia freudiana. In questo nuovo contesto esse ampliano e trasformano il loro significato originale e forniscono le basi per un sistema completamente nuovo.

L'esperienza delle ricerche neurologiche è alla base della concezione freudiana (derivata dalle teorie di Hughlings Jackson sul sistema nervoso) di una serie di istanze o strutture psichiche gerarchicamente e topicamente sovrapposte l'una all'altra. Questa esperienza è anche alla base del concetto di catene associative, organizzate superficialmente per contiguità, ma fondamentalmente opera delle pulsioni; dei concetti di inibizione e di facilitazione, inizialmente trasportati pari pari nel suo sistema dalla neurologia; e del presupposto che la psicodinamica è neurodinamica. Nonostante sia stato successivamente abbandonato, quest'ultimo presupposto permane di fatto sotto forma del convincimento che prima o poi la psicodinamica sarebbe stata fondata sulla 'solida base' della neurodinamica e della biodinamica.

Questa esposizione di Rapaport (1960) concorda sostanzialmente con quella di Pribram e Gill (1976). In particolare questi Autori ravvisano nella stesura del Progetto (Freud, 1895) il momento in cui Freud è ancora preso dall'idea di spiegare i fenomeni psichici in chiave neurofisiologica. Essi affermano inoltre che molte delle idee che Freud espone a proposito del funzionamento del cervello hanno ancora attualità rispetto alla moderna neurofisiologia.

Veniamo ora ai referenti di tipo biologico e darwiniano di Freud. Il clima scientifico nel 1873 (anno in cui Freud entra all'Università) è dominato dal darwinismo. Il riferimento di tipo biologico costituito dal pensiero darwiniano, viene contrapposto sia a teorizzazioni speculativo-metafisiche sia a spiegazioni dell'umano agire non basate sul metodo osservativo delle scienze naturali (Funari, 1979, p.8).

Darwin e il suo profeta in Germania, Haeckel, hanno una grande influenza su Freud. Secondo Ellenberger, Freud segue Darwin nel dare forma a una psicologia basata su di un concetto biologico, quello di istinto o pulsione. Ellenberger nota inoltre che Freud dapprima considera solo la libido e poi aggiunge al suo sistema l'idea di un impulso aggressivo, mentre Darwin fa il contrario. Freud inoltre trae da Darwin la prospettiva genetica e i concetti di fissazione e regressione. Egli traspone nella psicologia e nell'antropologia la legge della ricapitolazione di Haeckel, secondo cui l'ontogenesi ricalca la filogenesi e prende da Darwin l'idea che una teoria biologica possa spiegare l'origine della società (Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, 1970, pp.270 sgg.).

Il rinnovamento della scienza agli inizi del 1800 è dovuto alla fisica e alla biologia. Verso la fine del secolo la crisi delle scienze naturali causa una generale revisione di quelli che, fino a quel momento, erano punti fermi della metodologia scientifica. La soluzione freudiana di inferire "la dimensione inconscia dagli effetti che essa determina sui fenomeni osservabili" (Funari, 1979, p. 15) è affine a altri tentativi di risposta alla crisi scientifica dominante (per esempio quelli di Weissmann e Bohr). Tale soluzione ha peraltro il vantaggio di aggirare i presupposti metodologici del tempo secondo i quali si può avere scienza solo di quanto è direttamente osservabile, principio dimostratosi, ai tempi di Freud, largamente insostenibile (Funari, 1979, pp.13 sgg.).

In base a quanto esposto finora, lo sviluppo peculiare della psicoanalisi rispetto agli altri sistemi di psichiatria dinamica può essere ricapitolato come segue: Freud, partito come medico positivista e neurologo, si interessa alle particolarità dello psichico ma gli strumenti che la medicina del suo tempo gli offre non permettono gli approfondimenti che egli desidererebbe compiere.

Nel tentativo di aggirare questo ostacolo Freud elabora un nuovo linguaggio. Inoltre per prendere contatto con i fenomeni che lo interessano, riscopre vecchie forme di trattamento e guarigione che traggono origine da un sapere arcaico e prescientifico dell'umanità, un sapere implicito che Freud vuole esplicitare in tutti i suoi aspetti per mezzo del nuovo linguaggio da lui creato. Spera inoltre che questo sapere, chiarificato attraverso la psicoanalisi, possa eventualmente ricollegarsi con la neurofisiologia.

Tale collegamento costituirebbe una definitiva e completa presa di coscienza da parte del genere umano di quelle oscure consapevolezze, da Freud chiamate endopsichiche, che non hanno mai ricevuto una spiegazione scientifica.

In questo modo ottiene uno slittamento progressivo (cfr. Lakatos, 1977) sia rispetto alla neurologia del suo tempo (suo modello nascosto all'inizio) che non riesce a spiegare le peculiarità dello psichico, sia rispetto alle altre forme di psicoterapia, che ottengono dei risultati ma sono ispirate da teorie poco rigorose e vaghe e non sorrette dal robusto impianto metafisico e scientifico freudiano.

La psicoanalisi ha quindi un contenuto maggiore di quello della neurofisiologia e della psicologia contemporanee.

Rifacendosi agli schemi concettuali di Lakatos (1977) si può sostenere che i termini che Freud mutua dalla tradizione neurologica e psichiatrica, immersi nella corrente di idee che la psicoanalisi trae dalla tradizione della psichiatria dinamica, subiscono una tensione di concetto essi cioè vengono adattati al nuovo ambito mediante graduali slittamenti.

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I due principi dell'accadere psichico

Precisazioni sui due principi dell'accadere psichico (Freud 1911) costituisce un inquadramento ottimale della dinamica tra principio del piacere e principio di realtà e delle questioni relative alla produzione e alla fruizione artistica.

In questo testo si arriva a descrivere l'origine del piacere artistico dopo aver preso in considerazione il gioco infantile e la fantasticheria adulta, in Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio, (Freud, 1905) è utilizzato il percorso inverso: dal motto di spirito a ritroso verso l'origine infantile del piacere che procura.

Freud (Precisazioni su due principi dell'accadere psichico, p.454) nota che la psicoanalisi, poiché prende avvio da malattie mentali che comportano una presa di distanza dalla realtà, include il "significato psicologico del mondo reale esterno nella struttura della teoria psicoanalitica"(corsivo aggiunto).

L’Autore descrive il percorso attraverso il quale l’individuo passa da un sistema psichico dominato esclusivamente dal principio di piacere (lo stato di quiete originario, turbato da bisogni interni, risolti in modo allucinatorio) ad uno orientato prevalentemente verso il principio di realtà (la disillusione induce alla fine a rappresentare non ciò che è piacevole ma ciò che è reale, da qui i tentativi di modificare la realtà).

Solo la mancanza dell’atteso soddisfacimento, la disillusione, ha avuto per conseguenza l’abbandono di questo tentativo di appagamento per via allucinatoria. L’apparato psichico ha dovuto risolversi a rappresentare a sé stesso, anziché le condizioni proprie, quelle reali del mondo esterno, e a sforzarsi di modificare la realtà. Con ciò si è instaurato un nuovo principio di attività psichica: non è più stato rappresentato quanto era piacevole, ma ciò che era reale, anche se doveva risultare spiacevole. Con lo sviluppo del principio di realtà è stato compiuto un passo denso di conseguenze (Freud 1911, p.454).

Nella stessa pagina compare la nota sul sistema lattante-cure materne, funzionante esclusivamente sulla base del principio del piacere, inserita allo scopo di rispondere all’obiezione che un sistema psichico dominato esclusivamente dal principio del piacere non sarebbe in grado di sopravvivere.

L’esposizione continua evidenziando che, progressivamente, aumenta l'importanza degli organi sensori e della coscienza ad essi collegata (che coglie non più solo le qualità psichiche piacere/dispiacere ma anche quelle sensoriali). Inoltre nasce l'attenzione come funzione per esplorare il mondo esterno.

Si modifica la funzione della scarica motoria: non più scarica dello stimolo ma azione volta a trasformare la realtà. Nasce il pensiero, azione di prova, che diventa cosciente quando si collega a residui di rappresentazioni verbali.

Il pensiero in origine era probabilmente inconscio, in quanto si elevava al di sopra della mera attività rappresentativa e si rivolgeva alle relazioni tra le impressioni provenienti dagli oggetti, né acquistò ulteriori qualità, percettibili alla coscienza, finché non si collegò ai residui di rappresentazioni verbali (Freud, 1911, p.456)

In questo quadro il fantasticare è un’attività che resta sottratta al principio di realtà e rimane soggetta al principio del piacere. Essa comincia col gioco nei bambini e arriva fino al sogno ad occhi aperti dell'adulto. Vi è una tendenza generale del nostro apparato psichico, riconducibile al principio economico del minimo dispendio [d’energia], la quale sembra manifestarsi nella tenacia dell’attaccamento alle fonti di piacere disponibili e nella difficoltà a rinunciarvi. Con l’introduzione del principio di realtà si è differenziata una specie di attività di pensiero che, serbatasi libera dall’esame di realtà, è rimasta soggetta soltanto al principio di piacere. Si tratta dell’attività del fantasticare, che incomincia già col giuoco dei bambini, e che successivamente, portata avanti nella forma dei sogni ad occhi aperti, rinuncia alla dipendenza dagli oggetti reali (Freud, 1911, p.456-457).

Il trapasso da un principio all'altro non appare mai definitivamente compiuto e mai in modo completo.

L'educazione sarebbe dunque "un incitamento a superare il principio di piacere e a sostituirlo col principio di realtà" (Freud, 1911, p.458).

L'arte rappresenta una modalità di conciliazione tra i due principi: l'artista si distacca dalla realtà a causa delle rinunce che questa impone e lascia che i suoi desideri si realizzino nella fantasia. Ma trova la strada per tornare alla realtà perché grazie a sue doti particolari trasfigura le sue fantasie in una nuova specie di cose vere, che vengono fatte valere dagli uomini come preziose immagini riflesse della realtà (Freud, 1911, p.458).

I brani citati evidenziano come la concezione del piacere legato alla fantasticheria sia profondamente radicata nel pensiero freudiano. Essa appare cioè perfettamente coerente con le premesse filosofiche pessimistiche che lo ispirano: per sopravvivere l’individuo deve sottomettersi alla realtà con la conseguente perdita di piacere che questo comporta, la felicità è possibile solo grazie alle temporanee evasioni che l’uomo, regredendo al principio del piacere, può concedersi, falle momentanee ma salutari nell’adesione al principio di realtà.

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FREUD E LE NEUROSCIENZE

Correlazioni intraviste da Freud tra la psicoanalisi e le altre scienze: prospettive attuali

Nello studio dell'apparato psichico Freud non prescinde mai dai fenomeni fisico-chimici che ne sono la base. Anche dopo aver abbandonato, col Progetto di una psicologia (1895), il proposito di mantenere le sue riflessioni nell'ambito della neurofisiologia del suo tempo, egli resta convinto che la psicoanalisi potrà svilupparsi come una scienza tra le altre, con la possibilità futura di stabilire collegamenti con le altre scienze e di trarre giovamento dal loro autonomo sviluppo.

Nell'evidenziare l'affinità tra la psicoanalisi e le altre scienze, Freud nota come a tutte sia comune l'uso di concetti di natura inferenziale e definiti agli inizi nebulosamente per mancanza di ulteriori dati. Nel Compendio di psicoanalisi si dice:

"E' inoltre in perfetto accordo con le nostre aspettative che i concetti fondamentali della nuova scienza, i suoi principi (pulsione, energia nervosa ecc.) rimangano indeterminati per un periodo di tempo piuttosto lungo, come lo sono stati i concetti e i principi delle scienze più antiche (forza, massa, attrazione)." (Freud, 1938, p. 586).

"La nostra ipotesi di un apparato psichico (…) ci ha messo nelle condizioni di poter edificare la psicologia su un fondamento analogo a quello di qualsiasi altra scienza della natura, come per esempio la fisica. Qui come là il compito consiste nello scoprire dietro le proprietà (o qualità) dell'oggetto dell'indagine che immediatamente si offrono alla nostra percezione, qualche altra cosa, qualcosa che sia più indipendente dalla particolare capacità ricettiva dei nostri organi di senso e che più si avvicini a quella che riteniamo essere la vera realtà delle cose." (Freud, 1938, p. 623).

In Il disagio della civiltà (Freud, 1929, p.570), osservando che il dolore o la fatica possono essere combattuti con l'intossicazione alcolica o altri tipi di intossicazione, Freud nota come agenti intossicanti affini devono essere prodotti anche dal nostro organismo e che tali agenti sono responsabili degli stati maniacali presenti in alcune malattie psichiche. Egli deplora che non siano stati ancora intrapresi studi su questo argomento. E' evidente come Freud intraveda la possibilità che indagini condotte in altri campi ottengano risultati paralleli a quelli psicoanalitici, e tali da influire, ad esempio, sulle future modalità della psicoterapia. Sempre a proposito di questo argomento, nel Compendio (Freud, 1938, p.609) si ipotizza che nel futuro la chimica potrà ottenere in modo diretto ciò che la psicoanalisi ottiene indirettamente.

Questo passo importantissimo mostra come la psicoanalisi sia stata concepita come un metodo per aggirare le scarse conoscenze neurologiche del tempo (parlando dei fenomeni psichici con maggiore sottigliezza di quanto un'entità come il neurone consentisse di fare) in attesa di ricollegarvisi.

Dall'Interpretazione dei sogni .

[A proposito del sistema mnemonico] "La sua caratteristica consisterebbe nell'intimità dei suoi rapporti con elementi della materia prima del ricordo, vale a dire - volendo accennare a una teoria che penetra più a fondo nell'argomento - nelle differenze graduali della resistenza di conduzione verso questi elementi" (corsivo aggiunto) (Freud, 1899, p.492-493).

Appare evidente che la teoria che penetra più a fondo è una teoria di tipo neurologico.

[A proposito dell'apparato psichico] "Da ipotesi che devono essere basate su altre premesse, sappiamo che l'apparato tendeva in un primo tempo a mantenersi il più possibile esente da stimoli." (corsivo aggiunto) (Freud, 1899, p.515).

In questo caso le altre premesse sono il principio di costanza, ipotesi di carattere biologico e neurologico presente nelle teonizzazioni freudiane fin dal 1892 (Freud, 1899, p.515 n. 1).

[Sta descrivendo le modalità di funzionamento degli investimenti energetici dei due sistemi] "Il meccanismo di questi processi mi è del tutto ignoto,- chi volesse approfondire quest'ordine di idee, dovrebbe ricorrere alle analogie della fisica e trovare una via per illustrare il processo motorio con l'eccitamento neuronico" (corsivo aggiunto) (Freud, 1899, p.546).

"Se tutte le nostre discussioni che chiamiamo metapsicologiche paiono poco definite, ciò deriva naturalmente dal fatto che non sappiamo nulla sulla natura del processo di eccitamento che ha luogo negli elementi dei sistemi psichici, ne' ci sentiamo autorizzati a fare supposizioni di sorta" (Freud, 1920, p.216).

Dal Compendio di psicoanalisi:

[Della psiche ci è noto il cervello e i nostri atti di coscienza] "Tutto ciò che sta in mezzo fra queste due cose ci è sconosciuto, e non è data una relazione diretta fra i due estremi del nostro sapere. Ma se pure una tale relazione esistesse, al massimo potrebbe fornire un'esatta localizzazione dei processi della coscienza, comunque non potrebbe aiutarci a comprenderli meglio." (Freud, 1938, p. 572)

Emerge qui la consapevolezza che la psicoanalisi ha creato un nuovo campo di indagine rispetto alla vecchia neurologia.

"( ... ) non si potrebbe fare a meno di ammettere l'esistenza di processi fisici o somatici concomitanti allo psichico" (Freud, 1938, p.584).

"(…) integriamo con i ragionamenti che ci sembrano più attendibili ciò che è stato tralasciato, traducendolo in materiale cosciente. Istituiamo così una specie di serie complementare cosciente dell'inconscio psichico. La relativa certezza della nostra scienza psicologica è basata sull'obbligatorietà di queste conclusioni." (corsivo aggiunto) (Freud, 1938, p.586).

Le citazioni precedenti mostrano come Freud non prescinda mai dalla struttura somatica che sta alla base del nostro apparato psichico. Le modalità di espressione dell'inconscio ci sono accessibili solo attraverso la traduzione nel linguaggio descrittivo della psicoanalisi. Le considerazioni esposte ci autorizzano tuttavia a compiere l'inferenza dal sintomi osservati alla motivazione inconscia.

Da quanto esposto appare evidente che Freud abbandonò in modo consapevole il tentativo di innestare in modo diretto le sue riflessioni su basi neurofisiologiche a causa della difficoltà, per le neuroscienze del suo tempo, a rendere conto dell'aspetto dinamico dei processi mentali umani (Solms, in Scalzone e Zontini (1998) p. 570), senza rinunciare alla speranza che questo innesto sarebbe un giorno stato possibile.

Uno studioso contemporaneo, Mark Solms, propone come finalmente attuabile il riavvicinamento tra psicoanalisi e neuroscienze. Solms ha utilizzato il metodo della localizzazione dinamica, cioè un metodo di correlazione clinico-anatomico che consiste nell'esame della funzione lesa, nell'esame del significato psicologico del sintomo in relazione al singolo caso clinico e in relazione ad altre funzioni eventualmente danneggiate, alla ricerca di un fattore unico che dia conto di quanto osservato. Con questo metodo Solms ha studiato le modificazioni, in pazienti con vari tipi di lesioni cerebrali, dell'esperienza cosciente del sognare e del sonno REM. In questo modo è giunto alla conclusione che il sonno REM è regolato da strutture arcaiche del cervello (regione centrale del tronco encefalico) mentre l'esperienza cosciente di sognare dipenderebbe da strutture filogeneticamente più recenti (aree del cervello anteriore). Inoltre Solms individua tre componenti caratteristiche dell'esperienza cosciente dei sogni: il controllo mentale di tipo inibitonio, il pensiero spaziale, le operazioni simboliche. Risulta quindi confermata l'analisi freudiana del sogno come processo mentale regressivo, attivazione che inibisce i sistemi motori deviando l'attività verso quelli percettivi, in forma di pensiero spaziale e simbolico (Solms, 1995).

Per Solms: "la causa del fallimento di Freud nell’integrare le sue scoperte cliniche con le neuroscienze del suo tempo era dovuta non solo alla scarsità di conoscenza neuroscientifica che era a sua disposizione negli anni Novanta dell'Ottocento ma anche all'assenza di una metodologia adeguata che mettesse in relazione i vari dati neurologici e psicologici disponibili (...) "L'impossibilità di sviluppare una valida metodologia per correlare le scoperte cliniche della psicoanalisi con le forme di conoscenza generate dalle varie scienze neurologiche" è un problema ancora attuale (Solms, cit. in Scalzone e Zontini, 1988, p.568).

Per Solms è giunto il momento di effettuare il collegamento, auspicato anche da Freud, su base clinica tra la psicoanalisi e la ricerca neuroscientifica, collegamento da effettuarsi in modo ovviamente graduale ma che porterà reciproci vantaggi ai due campi interessati (Scalzone e Zontini, 1998, p.570).

In questa soluzione è implicito il riconoscimento dell'ambito comune dal quale queste due discipline si sono sviluppate. Inoltre consente di interpretare il loro percorso come almeno in parte parallelo ma caratterizzato da un diverso livello di descrizione rispetto all'oggetto di indagine.

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Osservazioni su psicoanalisi e neuroscienze

(Alcuni temi dagli articoli di Furio Di Paola "Osservazioni su psicoanalisi e neuroscienze", in Aut aut, 1997, n.277-278 e "L’animale in ritardo", in Aut aut, 1997, n.280-281)

L’autore, utilizzando anche la sintesi di Modell (autore interno alla psicoanalisi ma attento alle riflessioni più attuali e problematiche della biologia), tratta i seguenti temi, evidenziando anche i nessi che li legano: la concezione della memoria secondo Freud e le teorie sullo sviluppo neuronale di Edelman, l’ipotesi neotenica di S. J. Gould e la concezione dello gioco come spazio transizionale in Winnicott.

La concezione della memoria in Freud prevede che la memoria affettiva sia continuamente ricategorizzata, anche in funzione delle esperienze emotive successive. Quindi i ricordi connotati affettivamente sono suscettibili di essere attivati anche da esperienze posteriori (si pensi alla teoria del transfert). Di Paola cita il concetto freudiano Nachtraghlickheit, che implica l’idea di qualcosa che agisce successivamente nel tempo, dopo essere avvenuto, concetto sulla cui traduzione nelle altre lingue si è molto discusso.

Questa concezione di Freud risulta del tutto compatibile con le attuali concezioni neuroscientifiche sul ruolo e le caratteristiche della memoria umana (cfr. sotto, la concezione di G. Edelman della memoria come processo ricategorizzante).

Si riporta poi la posizione di Stephen J. Gould sulla teoria della neotenia (vedi sotto) all’origine della specie umana, come spiegazione delle peculiarità dell’uomo. E’ significativo che Gould, parlando di una teoria dell’evoluzione che non privilegia l’uomo e che gli assegna uno spazio comparabile a quello degli altri animali, faccia riferimento al Freud che detronizza l’uomo, lo decentra (la psicoanalisi come terza grande delusione narcisistica, dopo il copernicanesimo e il darwinismo).

Il concetto di neotenia descrive la situazione di un animale che, anche nello stadio adulto, mantiene caratteristiche del periodo infantile. L’animale umano sarebbe, da questo punto di vista, il più ritardato tra i primati, già, a loro volta, molto ritardati rispetto alle altre specie.

Cosa significa per l’essere umano la neotenia? Le caratteristiche infantili che vengono mantenute sono una relativa mancanza di specializzazione e la conseguente, protratta, plasticità delle strutture cerebrali

Qual è il vantaggio, in termini evolutivi, della neotenia? Un animale maggiormente adattabile a situazioni che cambiano, a contingenze imprevedibili. Connessa alla caratteristica della neotenia c’è il protratto periodo di dipendenza della prole umana e il lungo apprendistato relazionale e emotivo connesso a questa dipendenza, di cui l’esperienza del gioco risulta costitutiva. Così Di Paola commenta che queste caratteristiche fanno dell’uomo l’animale culturale per eccellenza. A proposito dell’apprendistato emotivo del cucciolo umano Modell cita la teoria di Winnicott (illustre psicoanalista britannico del Middle group, attivo fino agli anni sessanta) del gioco come area transizionale cioè esperienza emotiva originaria dal cui spazio trarrebbero origine tutti i successivi fenomeni di tipo culturale e artistico tipici della vita umana. Questa teoria vede quindi in una caratteristica connessa alla neotenia umana l’origine del carattere culturale dell’animale umano, apparendo quindi in qualche modo anticipare alcune delle considerazioni di Gould, sebbene non su un versante biologico.

Il tema del vantaggio evolutivo costituito dalla neotenia è associato al tema dell’epigenesi, contrapposta al preformismo. A questo proposito Di Paola cita uno dei maggiori esponenti delle neuroscienze contemporanee, Edelman. A questo autore si deve una complessa teoria sui vari livelli a cui avviene l’interazione tra patrimonio genetico e influssi ambientali per quanto concerne lo sviluppo cerebrale. In questo caso per ambiente si intende anche il livello molecolare di base nel cui contesto si realizza lo sviluppo embrionale cerebrale. Infatti si osserva che perfino due esseri con identico patrimonio genetico, come due gemelli omozigoti, non sono uguali a livello di minuta circuiteria neuronale. Questo significa che l’individualità del nostro cervello è qualcosa che si stabilisce molto presto nella nostra storia personale. Questa concezione risulta inoltre molto lontana dal determinismo biologico oggi così diffuso secondo il quale perfino caratteristiche complesse come tratti caratteriali o atteggiamenti (come aggressività o depressione) risulterebbero codificati nei geni. E’ a teorie di questo tipo a cui si allude in questi articoli con il concetto di preformismo. Epigenesi invece significa ciò che si sviluppa dopo cioè lo sviluppo individuale con le sue incognite e la sua imprevedibilità. Di Paola riporta una considerazione di Edelman il quale, dopo aver articolato la sua teoria sui vari livelli dell’interazione e dello sviluppo neuronale, si pone la domanda retorica "Come fa un codice genetico unidimensionale a specificare un animale a tre dimensioni (i livelli individuati da Edelman sono appunto tre)?". La risposta alla domanda retorica che Edelman stesso si dà è la seguente: "non può". Quindi epigenesi significa che una parte consistente dello sviluppo neuronale dell’essere umano è affidata alle circostanze contingenti della sua esistenza e che (per tornare al tema della neotenia) nell’esito felice di questo sviluppo la plasticità e incompiutezza dell’essere umano giocherebbero un ruolo positivo, permettendo appunto di far fronte agli eventi (in senso lato, dagli eventi microbiologici a quelli personali e storici a quelli evolutivi) con una certa adattabilità e quindi con successo.

A questo proposito Di Paola osserva che in Freud c’è un esplicito riconoscimento del valore e dell’importanza dell’epigenesi, in quanto si assume che l’individuo, anche se è portatore di bisogni e impulsi filogeneticamente determinati, può tuttavia trovare proprie strade per soddisfarli, compatibilmente con il suo temperamento e con le effettive occasioni o vincoli che la vita gli porrà davanti. [Si pensi per esempio a quelle pagine del Disagio della civiltà (Freud, 1929) in cui Freud dice che ognuno deve trovare il proprio modo di essere felice, dove felice significa, in conformità con l’antropologia freudiana, in grado di svolgere i compiti della vita adulta ricorrendo solo a evasioni compatibili con la civiltà e senza cadere nella malattia o in uno stato di sofferenza paralizzante e nemmeno realizzare condotte asociali. Inoltre i principi stessi della terapia psicoanalitica prevedono che un adattamento non ottimale, che porta alla malattia, possa essere in una certa misura modificato, presupponendo quindi che lo stato psichico del paziente sia plasmabile, suscettibile di intervento ed evoluzione, in seguito all’occasione ambientale positiva fornita dalla terapia.].

Dalla teoria di Edelman si desume l’immagine di un cervello umano plastico, della memoria come processo ricategorizzante, in profonda consonanza con le tematiche freudiane.

Di Paola chiude la sua analisi con una considerazione sul metodo scientifico proprio della scienza classica, cioè fisico-matematica, caratterizzato dalla "tendenza ad astrarre da ciò che è singolare e storico" mentre invece la biologia, da Darwin in poi, ha dovuto attrezzarsi ad utilizzare sia metodi storici (nella ricerca evoluzionistica, nelle teorie sulla macroevoluzione, in paleontologia) sia metodi analitici (nella biologia molecolare).

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LETTURE E COMMENTI SULLA PSICOANALISI: i lavori delle studentesse che hanno seguito il corso

 

La psicoanalisi e’ una scienza?

In questo ultimo secolo le critiche più rilevanti alla psicoanalisi freudiana sono state rivolte dalle seguenti quattro posizioni: il neopositivismo, espresso dal Circolo di Vienna; la filosofia della scienza di Popper; l’ermeneutica e infine il successivo contributo di Grunbaum. Prenderemo prima in considerazione le accuse per poi analizzare le difese che possono essere addotte in favore di Freud.

Per quanto riguarda la concezione della scienza, i neopositivisti sostengono che, per avere un valore conoscitivo e quindi essere scientifico, un enunciato deve essere empiricamente verificabile. Come la metafisica non può essere considerata una scienza, secondo il Circolo di Vienna, in quanto priva di contenuti empirici, allo stesso modo la psicoanalisi non può essere considerata tale, innanzitutto perché non è possibile, nel suo ambito, correlare concetti teorici con materiali osservabili e chiaramente specificati; in secondo luogo poiché non è possibile stabilire la correttezza di un’interpretazione riguardo a determinati dati clinici.

Popper, che fin dall’inizio del suo percorso filosofico stabilisce un confronto polemico col Circolo di Vienna, si distacca dal concetto di verificabilità empirica, diventandone critico. Egli introduce il criterio di "falsificabilità", secondo il quale una teoria ,per definirsi scientifica, deve essere potenzialmente falsificabile. Riguardo alla psicoanalisi egli sostiene che sia solo una pseudoscienza, poiché gli enunciati della sua metapsicologia, essendo generici ed elastici, non sono falsificabili.

Secondo la teoria ermeneutica, sostenuta tra gli altri da Habermas e Ricoeur, la psicoanalisi rientrerebbe nelle scienze umane e non in quelle naturali. Il motivo di ciò sta nel fatto che, attraverso la psicoanalisi, si crea con il paziente una storia a partire dai racconti fatti in analisi e non da fatti accaduti nella realtà "extraclinica".

Grunbaum, nella sua riflessione sulla psicoanalisi, muove un’accusa all’ermeneutica, criticando il principio secondo cui le interpretazioni psicoanalitiche non possono essere generalizzate in quanto vincolate dalla storicità e dalla contestualità. Egli sostiene che è possibile, attraverso studi epidemiologici, verificare la validità di determinati interventi o interpretazioni fatti dallo psicoterapeuta nei confronti del paziente (sarebbero cioè possibili validazioni cliniche degli assunti psicoanalitici). La fondamentale operazione di Grunbaum è quella di rimettere con forza e con autorità la psicoanalisi all’interno delle scienze naturali e di porla di fronte alle sue responsabilità.

(sintesi da Migone, P. (1989) La psicoanalisi è una scienza? Panorama storico del problema e dibattito attuale sollevato da Grünbaum , in Il Ruolo Terapeutico, 1989, 50: 69-75)

L’epistemologia freudiana

Consideriamo ora alcune affermazioni di Freud (decisamente anticipatrici se si pensa che furono formulate nel primo trentennio del Novecento) sul modo di procedere dell’impresa scientifica.

Freud dichiara che, secondo le concezioni del tempo, l'inizio di un modo di procedere scientifico dovrebbe essere attenersi ai fatti e, subito dopo, constata quella che invece è la realtà, cioè che ai fatti, che costituiscono il materiale che dovrebbe essere primario, vengono applicate delle teorie astratte già presenti nella mente dello scienziato. "A stretto rigore queste idee hanno dunque il carattere di convenzioni, benché tutto lasci supporre che non siano state scelte ad arbitrio, ma che siano state determinate in base a relazioni significative col materiale empirico" (Freud, 1915a, p.13).

Freud sostiene che sia lecito abbandonarsi ad una certa linea di pensiero anche per semplice curiosità scientifica. Per quanto riguarda i grandi problemi della scienza e della vita pensa che noi siamo "dominati da intime e profondissime predilezioni di cui le nostre speculazioni fanno inconsapevolmente il gioco" (Freud, 1920, p.244-245). Questa concezione può essere paragonata alle considerazioni di Popper sul ruolo euristico di quella che egli chiama metafisica influente o di sfondo nonostante quest’ultimo critichi la psicoanalisi in quanto scienza.

Per Freud la psicoanalisi si è sviluppata in modo analogo alla fisica, lasciando per un periodo di tempo piuttosto lungo i suoi fondamenti indeterminati, e possedendo entrambe il compito di "scoprire dietro le proprietà (o qualità) dell'oggetto dell'indagine che immediatamente si offrono alla nostra percezione, qualche altra cosa, qualcosa che sia più indipendente dalla particolare capacità ricettiva dei nostri organi di senso e che più si avvicini a quella che riteniamo essere la vera realtà delle cose" (Freud, 1938, p.586 e 623). Quindi può essere considerata anch’essa una scienza della natura.

"Abbiamo trovato i mezzi tecnici per colmare le lacune dei fenomeni della nostra coscienza, e di essi ci serviamo quindi come il fisico si serve dell'esperimento. Deduciamo per questa via un buon numero di processi che di per sé sono inconoscibili, li interpoliamo a quelli per noi consci e quando per esempio diciamo: "Qui è intervenuto un ricordo inconscio", ciò significa appunto: "A questo punto è capitato qualcosa che per noi è assolutamente inconcepibile , e che però, se fosse penetrato nella nostra coscienza, avrebbe potuto essere descritto soltanto così e così" (Freud, 1938, pp.623-624)

In risposta alla critica riguardante l’impossibile localizzazione del sistema conscio e inconscio in una delle determinate aree del cervello Freud parla di "uno iato che per il momento non è possibile colmare e che comunque non riguarderebbe i compiti della psicoanalisi, in quanto quest’ultima non ha niente da spartire con l’anatomia. Da questo punto di vista il nostro lavoro è dunque libero e può procedere secondo i propri bisogni." (Freud, 1915a, p.57).

A proposito dell’oscurità dell’esposizione dei processi di eccitamento che hanno luogo negli elementi dei sistemi psichici Freud si difende presentando il linguaggio immaginifico come proprio e caratteristico della psicologia; per questo motivo sarebbe impossibile descrivere tali processi in maniera più definita e da ciò emerge il riconoscimento della specificità della psicoanalisi (Freud, 1920, p.245).

Una possibile risposta che si potrebbe fornire all’accusa di Popper riguardo al fatto che la psicoanalisi non essendo falsificabile non può neanche essere considerata una scienza, deriva dal fatto che Freud, in molti passi, presenta la biologia come una possibile futura fonte di falsificazione delle speculazioni psicoanalitiche (per es. Freud, 1920, p.245). Inoltre Freud intravede la possibilità che indagini condotte in altri campi ottengano risultati paralleli a quelli psicoanalitici, e tali da influire ad esempio sulle future modalità della psicoterapia (per esempio la scoperta di medicinali che regolano l’umore).

Nonostante Freud non potesse immaginare le critiche, riguardanti la psicoanalisi come scienza, che sarebbero state esposte successivamente da altri filosofi, è riuscito a fornirci alcuni spunti che potrebbero permetterci di annoverare la psicoanalisi tra le scienze.

SARAH BARBAGLIA 5D

ELISA FERRARIS 5D

FEDERICA PIAZZOLLA 5A

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La posizione di Freud a proposito della filosofia

Secondo Freud, (1932, p.263-265):i tre principali nemici della scienza sono :

L’ARTE. L’arte, è quasi sempre innocua, e anzi benefica: non essendo attiva nel campo della realtà, tranne nei casi estremi di persone da essa "possedute", si limita a creare illusioni.

LA FILOSOFIA. La filosofia sfrutta gli stessi metodi della scienza, tuttavia sopravvaluta il campo d’azione delle operazioni logiche, così come si basa su metodi conoscitivi irrazionali, come l’intuizione.

I filosofi "guardano in basso verso di noi", alla ricerca di una verità statica, di una guida di vita assoluta che ha il difetto di non seguire l’evoluzione e il progresso dell’umanità; in questo modo la filosofia si trasforma in una dottrina rassicurante, ma razionalmente inconsistente. La scienza, al contrario, si basa sulla realtà per raggiungere la conoscenza del mondo con assoluta certezza; questo, tuttavia, è un compito laborioso legato alle trasformazioni del mondo stesso nella loro concretezza. I filosofi, pur producendo teorie confortanti, non possiedono una chiara visione del mondo: "Quando il viandante canta nell’oscurità, rinnega la propria apprensione, ma non per questo vede più chiaro." (Freud, 1925, p.246)

Freud critica tanto le teorie idealistiche quanto quelle materialistiche filo-marxiste, che a suo parere non sono nient’altro che "un sedimento di quell’oscura filosofia di Hegel alla cui scuola si è formato anche Marx". In realtà, la differenziazione sociale non è originata da leggi naturali o metamorfosi concettuali, ma da fattori psicologici (aggressività e istinti) e materiali (possesso di armi migliori), cioè da differenze di stirpe e di razza. L’evoluzione storica è d’altra parte strettamente collegata alla possibilità dell’uomo di dominare la natura. Dopo la conquista degli spazi terrestri, l’uomo scopre il mare ed il cielo, trascinando col suo progresso le istituzioni socio-politiche verso un’inevitabile trasformazione. Un fenomeno come la rivoluzione russa è destinato a fallire nella sua realizzazione pratica, pur nella sua fondatezza teorica, perché non tiene conto dei bisogni culturali dell’individuo. Se nel presente di Freud la rivoluzione appariva inattuabile, egli era fiducioso in una futura realizzazione, mutate le condizioni esterne (Freud, 1932, pp. 279- 281)

LA RELIGIONE (Freud, 1932, pp.267-269)

La religione è il nemico più serio della scienza: la sua pericolosità sta nella sua capacità di influenzare grandi masse (al contrario della filosofia), agendo su meccanismi psicologici già consolidati nell’infanzia. Agli albori della civiltà umana, grazie alla sua organicità e inconfutabilità, la religione ha creato una visione del mondo che tuttora persiste.

La forza della religione sta nel riproporre modelli e metodologie caratteristici del rapporto primordiale tra adulto e bambino: attraverso l’elargizione di doni e punizioni, l’uomo diviene "il bambino di Dio", e può sempre contare sull’appoggio di una potenza a lui superiore, responsabile della sua stessa sopravvivenza. "La religione è un tentativo di vincere il mondo dei sensi, nel quale siamo posti, per mezzo del mondo dei desideri che abbiamo sviluppato in noi in seguito a necessità biologiche e psicologiche". Proprio per questo motivo, Freud sottolinea la confutabilità di questa ideologia, non basata sulla realtà e quindi suscettibile di diverse interpretazioni ed espressioni, in continua lotta fra loro.

LA DIFESA DELLA SCIENZA

(Freud, 1932, pp.276-278)

"È vero che il cammino della scienza è lento, faticoso e incerto": Freud non nega gli ostacoli che il lavoro scientifico incontra nel proprio cammino, analogo a quello dell’analisi. La scienza procede per congetture e sperimentazioni, cercando conferma nella realtà, e ricavando talvolta un’impressione frammentaria della stessa. Tuttavia, non si può affermare che essa brancoli da un errore all’altro: lo scienziato "lavora come l’artista sul modello d’argilla, modificandone instancabilmente l’abbozzo greggio, aggiungendo e togliendo, finché non raggiunge un grado soddisfacente di somiglianza con l’oggetto veduto o immaginato".

La ricerca scientifica presenta coerenza di interpretazione e, soprattutto, straordinaria capacità di perfezionamento, contro il modello statico religioso e filosofico.

La psicoanalisi si fonda proprio su questo modello scientifico razionale, senza la pretesa altisonante di costituire un sistema compiuto ed in sé organico: una visione del mondo eretta sulla scienza presenta tratti essenzialmente negativi, ad esempio quello di sottomettersi soltanto alla verità, nel rifiuto di ogni illusione. Pur nella consapevolezza della parzialità e limitatezza dei risultati della scienza contemporanea, Freud è fiducioso in un glorioso futuro della ricerca, e con essa della psicoanalisi.

Elena Belletti VB

Francesca Broggio VD

Maria Speranza Marrari VD

Michela Moraldo VD

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La posizione di Freud a proposito dell’umorismo e della letteratura

Freud teorizza l’esistenza, nel corso della vita umana, di diverse modalità di ricorso al piacere. Il bambino lo ricerca attraverso il gioco, e in particolare il gioco con le parole, non riuscendo a distinguere precisamente tra finzione e realtà. Le parole sono considerate come "cose" e il piacere che deriva da tale gioco è il piacere dell’assurdo (Freud, 1905a, p.107-113). Il passaggio all’età adulta segna l’intervento della "critica", dell’istanza censoria della personalità e la conseguente impossibilità di provare piacere col gioco. La vigilanza del Super-Io è abbassata dall’intervento dell’umore allegro: esso rende nuovamente accessibili all’uomo le fonti di piacere infantile, senza tuttavia che egli perda, nella ricerca del piacere, il contatto con la realtà. Nella vita reale è l’umorismo a permettere il passaggio dalla "dura" logica della vita quotidiana alle fonti di piacere infantile (il bambino non necessita dell’umorismo: la sua percezione della realtà non è ancora completa). Al contrario l’umorismo è necessario all’adulto per il motivo opposto (Freud, 1905a, p.114).

Le due funzioni di motto di spirito e di sogno appaiono a prima vista simili, in quanto entrambe sono volti alla ricerca del piacere; in realtà differiscono dal punto di vista della socialità: il motto concerne l’interazione con altre persone, di conseguenza assume una caratteristica più "sociale"; al contrario il sogno esprime un desiderio più individuale, particolare, e di conseguenza deriva da aspetti più "asociali" della persona (Freud, 1905a, p.160).

In conclusione l’umorismo è descritto come ciò che fa "trionfare momentaneamente l’Io" delle sue difficoltà, un aspetto liberatorio e nobilitante della ricerca del piacere (Freud, 1927, p.504-505).

Tra i mezzi più rilevanti per raggiungere il piacere nell’età adulta, ovvero in seguito alla perdita della spontaneità del gioco, assumono notevole importanza l’arte e la contemplazione artistica. L’arte, manifestando nelle sue diverse forme diversi aspetti dell’opposizione realtà-gioco, opposizione che peraltro si presenterebbe invalicabile nel contesto del mondo reale, è paragonabile, nel ruolo che svolge per l’adulto, all’importanza della "fantasticheria" in fase adolescenziale e a quella del gioco nella fase infantile; è cioè una modalità di ricerca del piacere che si attua senza discostarsi eccessivamente dalla realtà. L’opposizione realtà-gioco si manifesta nell’arte attraverso l’osservazione, da parte del fruitore, di realtà anche dolorose o sgradevoli che l’opera d’arte rappresenta, nella condivisione di queste realtà pur mantenendo la sicurezza della propria incolumità.

Proprio in questo consiste il collegamento "tra gioco infantile e teatro" teorizzato da Freud nel 1907: la vita troppo poco intensa dello spettatore fa nascere in lui il desiderio di comportarsi da eroe; d’altra parte egli stesso è consapevole dei rischi e delle apprensioni che questo desiderio comporterebbe. Il piacere che deriva dall’osservazione di una rappresentazione teatrale ha dunque come presupposto l’illusione, e il godimento è dovuto alla certezza che si tratta solo di un gioco (Freud, 1907, p. 380-383) (Freud, 1905b).

La poesia assume secondo Freud un ruolo di mediazione tra i sentimenti del poeta e il messaggio che raggiunge i destinatari dell’opera; l’operazione compiuta dal poeta sulla sua stessa opera è duplice. Da un lato egli media il carattere "egoistico" della sua personale fantasticheria attraverso l’atto della scrittura: attraverso l’espressione linguistica queste forze sono alterate e velate. D’alta parte la forma linguistica stessa in cui l’opera si presenta offre a colui che ne fruisce un puro piacere formale ed estetico (Freud, 1907, p.383).

In definitiva la caratteristica peculiare dell’arte nei confronti dell’individuo che ne fruisce è la capacità di astrazione dello stesso individuo dal reale, senza tuttavia che tale astrazione sia mai eccessiva, e la proiezione dello stesso in una sorta di "universo parallelo" che non presenta i motivi di angoscia del mondo esterno e gli permette di provare un piacere simile a quello derivante dal gioco infantile. In un certo qual senso l’individuo che ricerca il piacere nell’opera d’arte, secondo Freud, presenta analogie con il soggetto come "puro occhio contemplante" schopenaueriano, nel suo distaccarsi, attraverso la contemplazione dalla realtà circostante proiettandosi nell’opera d’arte di cui gode fino a scorgerne le caratteristiche e le idee fondamentali ( quelle che per Freud sono le"fantasticherie egoistiche" del poeta ).

Infine l’arte è definitivamente caratterizzata come un’illusione, qualcosa di irreale e dunque contrastante con la realtà, ma che risulta comunque possedere una notevole efficacia per l’individuo ai fini della sua personale ricerca del piacere. L’illusione, presupposto e fine ultimo dell’opera d’arte si pone quindi come ultima via di soddisfacimento di un bisogno che continua a manifestarsi nell’età adulta benché proprio di quella infantile: il bisogno di giocare e di provare gioia.

GIULIA BOZZOLA 5. D

ESTER MILANI 4. D

LETIZIA IMELA 5. B

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BIBLIOGRAFIA

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