
Il
laboratorio di fisica dell’ Antonelli data la sua attività in decenni.
Fu istituito negli anni ’50
nella forma più tradizionale quella dimostrativa: un operatore che esegue un
esperimento allo scopo di verificare una legge e gli studenti partecipano solo
in qualità di osservatori. Il coinvolgimento della classe nella verifiche in
laboratorio si traduceva nella sola redazione di una relazione scritta che
spiegasse le finalità raggiunte e contenesse le tabelle di elaborazione degli
eventuali dati numerici.
Intorno agli anni ’70 alcuni
docenti hanno iniziato ad usare il laboratorio come strumento didattico attivo.
Pur rimanendo fissa la struttura della lezione frontale, invece di verificare
direttamente il modello codificato di una legge fisica, si proponevano in
laboratorio agli studenti i fenomeni ad essa collegati e con l’osservazione
pratica si cercava di far costruire loro un modello fisico sperimentale. A
partire dall’ 1987, data di introduzione dei corsi sperimentali P.N.I., questo
modo di usare il laboratorio di fisica come metodo di didattica collaborativi
(cooperative learning) è diventato consuetudine per gli studenti che frequentano
questo tipo di corsi.
Attualmente il laboratorio di
fisica è usato in tre diversi modi. Il primo, tradizionale, con l’operatore che
mostra, con l’uso di apparecchiature semplici, alcuni fenomeni. Qui si
verificano quei fenomeni fisici che richiedono una semplice osservazione, come
ad esempio alcuni comportamenti della luce. Un secondo, sempre impostato in modo
frontale, dove il docente e il tecnico eseguono sperimentazioni complesse con
l’uso di strumenti più sofisticati e si eseguono verifiche e misurazioni anche
con la l’ausilio di un personal computer per l’elaborazione immediata dei
risultati ottenuti (es. misure di pressione e di temperatura). In questo caso la
scelta frontale è obbligatoria e vincolata dalla complessità nell’uso di
determinate apparecchiature che ne impedisce di fatto l’uso autonomo da parte
degli studenti.
Il terzo modo di operare usato
più spesso dalle classi inserite nella sperimentazione P.N.I. è quello di far “
lavorare” autonomamente gli allievi. In un locale opportunamente attrezzato,
divisi in gruppi di tre o quattro,gli studenti diventano i protagonisti della
lezione. Con le opportune dotazioni e sotto la sorveglianza e la guida di
docenti e tecnici gli studenti eseguono di fatto le esperienze assegnate,
rilevano le misure delle grandezze che ordinano ed elaborano in una fase
successiva in laboratorio di informatica. Il fine è quello di “ scoprire”
regole, leggi, modelli.
Si predilige ove è possibile
l’uso di materiali poveri: imballaggi, contenitori, ingredienti di cucina, ecc..
In alcuni casi, i ragazzi stessi costruiscono gli strumenti per poter operare,
utilizzando questo tipo di materiali.
torna su